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Il Crocifisso di Filippino Lippi

Il Sindaco di Prato
Il Sindaco Roberto Cenni
Il Crocifisso di Filippino Lippi
Il Crocifisso di Filippino Lippi acquistato dal Comune di Prato il 28 gennaio 2010 ad un'asta battuta da Christie's a New York.
Immagine di Filippino Lippi
Autoritratto di Filippino Lippi
L'opera sarà custodita nel Museo di San Domenico accanto al celebre Tabernacolo del Mercatale (1498) e alla Pala dell’Udienza (1502-1503),entrambe opere autografe di Filippino ed eseguite per la comunità di Prato, prima di ritornare al nuovo Museo Civico nel restaurato Palazzo Pretorio.

Il 28 gennaio 2010 il Comune di Prato si è aggiudicato, ad un'asta battuta da Christie's a New York, una preziosa raffigurazione di un Crocifisso del XV secolo dipinto da Filippino Lippi, delle dimensioni di 30 centimetri per 20, con finiture in oro. Il prezzo di aggiudicazione è stato di 100mila dollari, più il 20% di diritti d'asta. L'opera apparteneva al Denver Museum, al quale fu donata nel 1955 dalla famiglia Guggenheim, gli allora proprietari.

Il dipinto, ancora in ottimo stato di conservazione, torna così ad essere patrimonio di Prato. Sarà esposto nel Museo di San Domenico accanto al celebre Tabernacolo del Mercatale (1498) e alla Pala dell'Udienza (1502-1503), entrambe opere autografe di Filippino ed eseguite per la comunità di Prato, prima di ritornare al nuovo Museo Civico nel restaurato Palazzo Pretorio.

L'opera rappresenta la figura del Cristo in croce che Lippi aveva realizzato su commissione della famiglia Valori per il pannello centrale della celebre pala d'altare della chiesa di San Pancrazio a Firenze, andata distrutta in Germania. È per il suo significato artistico che il prezioso olio su tavola ha un'importanza internazionale.

L'Amministrazione, muovendosi a seguito dell'approvazione di una delibera di Giunta, è riuscita nell'obiettivo di far tornare a Prato quest'opera di grande valore, il cui ottimo stato di conservazione è stato verificato attraverso le perizie commissionate dal Comune. Il Sindaco Roberto Cenni con soddisfazione per il successo dell'operazione ha affermato: "È anche così che intendiamo fare cultura: riportando i simboli pratesi a casa nostra".

Nota della curatrice del Museo Civico Maria Pia Mannini

Filippino Lippi, nato a Prato nel 1457, è al centro di un intreccio culturale di avvincente interesse nel trapasso dalla pittura del Quattrocento a quella del Cinquecento e nella vivacità di contatti non solo politici ma anche artistici che legano fra di loro le città di Prato e Firenze.

Figlio di Filippo Lippi (1406-1469), celebre pittore fiorentino nonché frate carmelitano, e della monaca Lucrezia Buti fuggita per amore del pittore dal convento di Santa Margherita di Prato nel 1456, il giovane Filippino cresce a Prato a stretto contatto con il lavoro del padre come garzone nella sua bottega. Infatti a soli dodici anni è già in grado di partecipare al completamento degli affreschi del Duomo di Spoleto, lasciati incompiuti dal padre.

Nel 1472 è documentata la sua iscrizione come “dipintore con Sandro di Botticello”. La relazione tra Botticelli e Lippi è singolare: Botticelli svolse il suo discepolato presso Filippo, da cui apprese i primi rudimenti della pittura. A sua volta Filippino, figlio di Filippo, si forma presso la bottega di Botticelli dove assimila anche gli elementi stilistici della bottega del padre. Questa compenetrazione stilistica, spiega la simbiosi di linguaggi che legano la pittura di Filippino a quella del Botticelli, nonostante le variabili legate alle singole personalità.

Giorgio Vasari , ammiratore e collezionista dei disegni di Filippino, lo definì: “bellissimo ingegno e di vaghissime invenzioni” (1568).

Partendo dai comuni modelli del Lippi padre, le Madonne di Filippino Lippi esprimono già le tensioni mistico- religiose dell’ultimo quarto di secolo, dominato dalla figura del Savonarola.

Il Crocefisso di nuova acquisizione è un prezioso documento della maturità dell'artista ed esprime bene questo momento di avvicinamento al Savonarola e allo stretto rapporto tra arte e devozione, tipico di pittori come Filippino ed il Botticelli.

L'opera sarà custodita nel Museo di San Domenico accanto al celebre Tabernacolo del Mercatale (1498) e alla Pala dell’Udienza (1502-1503),entrambe opere autografe di Filippino ed eseguite per la comunità di Prato, prima di ritornare al nuovo Museo Civico nel restaurato Palazzo Pretorio.

La pittura di questa fase di fine rinascimento è inoltre carica di risvolti esoterici legati alla cultura archeologica del tempo ed esercita sui contemporanei un’influenza determinante soprattutto nel ricorrente uso delle grottesche aprendo la strada alla Maniera.


Data ultima revisione dei contenuti della pagina: 12.04.2010
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