Museo della Deportazione (Prato)
Sede Via di Cantagallo, 250 (Figline) - 59100 Prato (PO)
Telefono 0574 470728 0574 461655
Fax 0574 461655
Orario Chiusura periodo pasquale: da giovedì 1 aprile a martedì 6 aprile compresi.
Orario di apertura invernale (da ottobre a maggio)
Museo:
Lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì 9.30 - 12.30
Lunedì, giovedì, sabato e domenica 15.00 - 18.00
Chiuso il martedì
Centro di documentazione:
Lunedì e giovedì 15.00 - 18.00
Ufficio della Fondazione
Dal lunedì al venerdì 9.00 - 13.00
Orario di apertura estivo (dal 1 giugno al 30 settembre - agosto mese di chiusura)
Museo:
lunedì e giovedì 16.00 - 19.00
mercoledì e venerdì 9.30 - 12.30
sabato e domenica 16.00 - 19.00
Orario estivo
Orario di apertura estivo (dal 1 giugno al 30 settembre - agosto mese di chiusura): lunedì, giovedì, sabato e domenica ore 16.00 - 19.00; mercoledì e venerdì ore 9.30 - 12.30; martedì chiuso
Dettaglio orario singoli uffici
Sito web http://www.museodelladeportazione.it/ E-mail info@museodelladeportazione.it

Presentazione
Il percorso nel Museo della Deportazione è concepito come un viaggio simbolico in un campo di lavoro e di sterminio nazista.
Si vuole così ricordare la vicenda degli operai del Pratese deportati nei lager di Mauthausen e di Ebensee in Austria e, con essa, quella di milioni di uomini e donne, vittime di rastrellamenti avvenuti in ogni parte d'Europa, deportati per motivi politici e razziali secondo il disegno di asservimento e annientamento di interi popoli messo in atto dal III° Reich durante il secondo conflitto mondiale.
Gli oggetti esposti
Alcuni oggetti esposti, donati alla città dall'Associazione degli ex deportati, sono originali, provenienti dai campi e dalle fabbriche scavate in gallerie nelle montagne di Ebensee dagli stessi prigionieri.
Altri sono stati ricostruiti per iniziativa dei pochi superstiti, dopo il loro ritorno a Prato, per la necessità di testimoniare le atrocità subite nel lager e le terribili condizioni del lavoro-schiavo.
Oltre ad avere un indubbio valore di testimonianza, gli oggetti (collocati in espositori che suggeriscono "squilibrio e precarietà") possiedono anche un significato simbolico: ci raccontano che un oggetto apparentemente insignificante, ad esempio una ciotola, poteva voler dire sopravvivenza o morte.
Gli oggetti sono illustrati da didascalie con citazioni tratte da testimonianze di ex-deportati, corredati da fotografie e commentati da filmati trasmessi da 10 monitor dislocati nel percorso museale.
